Monica Peta Fondazione School University
Dottoressa Peta, l'indice di performance sull'economia circolare 2021 classifica l'Italia al primo posto. Dietro di noi la Francia che però sta accorciando la distanza, con il rischio di farci perdere la medaglia d'oro per la circolarità. Il PNRR può essere per il nostro Paese occasione per miglioramenti significativi?
Peta:"Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza è un programma di investimenti che nasce come risposta alla crisi provocata dal Covid19 e anche per rispondere agli obiettivi dell'agenda 2030 riguardo agli indici di decarbonizzazione come previsto a suo tempo dagli indicatori dell'accordo di Parigi. Il Piano non è ancora definitivo, ma le funzioni previste per il cambiamento epocale riguardano diversi aspetti, diversi punti. Uno importante è proprio quello della transizione ecologica e dell'economia circolare, dove trova rilevanza la valorizzazione del riciclo dei rifiuti. Nel nostro Paese abbiamo eccellenti capacità per continuare ad essere un esempio per gli altri Paesi europei. Ricordiamo che dietro di noi, come già lei ha sottolineato, c'è la Francia, a seguire la Germania, la Spagna e al 5° posto la Polonia".
Di recente il ministro della Transizione Ecologica, Cingolani, ha dichiarato che il settore in Italia occupa 112.000 persone e un fatturato di 170 miliardi. Dobbiamo, secondo il ministro, consolidare le nostre capacità e diventare la Nazione pioniera per metodo e tecnologia. Come possiamo riuscirci?
Peta: "Bisogna investire. Ad esempio sfruttando la plastica, investire nell'industrializzazione dei siti, potenziare lo stanziamento di risorse adeguate atte a modernizzare gli impianti, cioè a rendere possibile il riciclo dei rifiuti, e come accennavo prima, tramutare la plastica in risorsa primaria, attraverso gli investimenti in impianti adeguati alla riconversione, anche se per fare questo c'è bisogno di una dotazione finanziaria ben superiore di quella prevista attualmente dal Recovery Plan".
Parliamo dei piccoli territori e del valore fondamentale che rappresentano in un quadro di economia trasversale costituita dalle imprese locali. Lei e il dottor Enzo Gambararo, entrambi membri della Fondazione School University, a seguito di una recente nomina, siete impegnati nella disamina del progetto del piano industriale di Cisterna Ambiente. Quale possibilità intravede per questo territorio, in merito alla riduzione dell'utilizzo delle risorse, dell'allungamento dell'utilizzo delle stesse, e dell'utilizzo di materie prime rigenerative?
Peta: "In questo momento l'interesse e il lavoro principale che si sta facendo con Cisterna Ambiente è la programmazione ultra-annuale. Si tratta di una gestione integrata di servizi ambientali ecosostenibili del territorio, attraverso l'applicazione di soluzioni tecnologiche organizzative e procedurali, dirette a garantire l'efficacia delle prestazioni. Tuttavia, lo scenario che si presenta nel comune di Cisterna, è caratterizzato da una differenziata che si traduce nella cosiddetta raccolta "porta a porta", oltre all'installazione delle isole ecologiche che la città utilizza con il sistema dei badge. Al momento i volumi della raccolta differenziata garantiscono un volume di circa il 40% della raccolta e il piano industriale si sta cercando di migliorarlo per avere dei risultati che vadano nella direzione dell'industrializzazione dei rifiuti. Questo si può prevedere con un sistema di programmazione ultra-annuale. Sino ad oggi non si è potuto realizzare, perché Cisterna Ambiente era partecipata dall'unico socio che è il Comune ed ha dato a Cisterna la completa competenza per l'organizzazione del piano industriale".
Possiamo dire che l'organizzazione dei territori, dei piccoli centri, sia determinante per la gestione centrale? Le variabili economiche, demografiche, urbanistiche e culturali sono decisive per la riuscita di un efficace sviluppo di transizione ecologica nazionale?
Peta: "Assolutamente si. Infatti anche il piano industriale parte innanzitutto dall'analisi del territorio, dalla situazione demografica, dalle esigenze di raccolta sia a livello industriale, sia a livello urbano e di organizzazione degli stessi residenti del territorio, includendo fattori di carattere economico e sociale come il turismo e le seconde case. Anche la cultura è un altro aspetto molto importante. Ma il primo in assoluto è sicuramente la dotazione finanziaria da investire su quel territorio. Per raggiungere gli obiettivi del riciclo integrato, c'è bisogno di intervenire sui sistemi di ammodernamento degli impianti. Da questo punto di vista sarà sicuramente un percorso ad ostacoli. Noi cerchiamo di essere pragmatici rispetto agli obiettivi che vogliamo raggiungere. Non sarà facile, ma integrare nella nostra cultura i principi di economia circolare, vuol dire benessere sociale e vantaggi per tutti.
Intervista a cura di Elisa Saltarelli