PRIMAPAGINA ECONOMIA - Legge di Bilancio: guerra a contanti e merendine. Intervista a Enzo Gambararo

PRIMAPAGINA ECONOMIA - Legge di Bilancio: guerra a contanti e merendine. Intervista a Enzo Gambararo

Oggi abbiamo incontrato Enzo Gambararo dottore commercialista e revisore legale con studio a Latina per affrontare i temi oggi sul tavolo del Governo in prospettiva "Legge di Bilancio". Il dott. Gambararo è esperto in ambito concorsuale e penale, oltre a svolgere attività di consulenza alle imprese.

Dott. Gambararo ci spiega in cosa consiste la proposta per disincentivare l'uso del contante e la c.d. tassa sulle merendine?
E' notizia di queste ultime ore che le proposte formulate per essere recepite nella prossima legge di bilancio non troverebbero una totale convergenza nel Governo. Dunque trattasi allo stato di indiscrezioni, seppur affermate pubblicamente dal Presidente Conte.
Sul versante del contante in buona sostanza coloro che preleveranno più di 1.500 euro al mese dallo sportello bancomat saranno tassati con l'aliquota del 2% su quanto prelevato. L'importo dovrebbe essere addebitato sul conto corrente e versato all'erario probabilmente dalla banca che così fungerebbe da sostituto d'imposta. Lo studio di Confindustria stima un gettito erariale di oltre 3 miliardi.
Quanto alla seconda tassa è definita "sulle merendine" per praticità. In realtà è una misura che intende "colpire" l'uso di alimenti e bevande ricchi di zuccheri e grassi ritenuti nocivi per la salute, soprattutto quella delle giovani generazioni. Si tradurrebbe in pratica in un aumento del costo dei prodotti al supermercato. Il gettito erariale previsto è di oltre 1,5 miliardi.
Quali sono le sue impressioni sulle misure? Costituiscono proposte che possono avere successo per lo Stato?
La premessa è che entrambe le misure si collocano in un ambito molto delicato rappresentato dalla necessità di reperire risorse per evitare lo spauracchio dell'aumento dell'Iva, oltre che per assicurare risorse per le altre misure di sostegno all'economia. Occorre distinguere. La tassa sulle merendine in realtà, traducendosi, si è visto, in un aumento del prezzo del prodotto al supermercato per le famiglie determinerebbe il medesimo effetto dell'aumento dell'Iva che, ricordiamolo, è un costo non recuperabile per il consumatore finale. Dunque, sul piano degli effetti che produce, tale misura è esattamente la stessa cosa di un aumento dell'Iva. Naturalmente occorrerebbe conoscere l'entità della tassa. Per l'economia il rischio è un effetto recessivo sulle vendite e dunque sulle filiere produttive. Non vorrei che alle maggiori entrate statali si contrapponesse un aumento della disoccupazione.
Discorso diverso va fatto per la tassa sul contante. In via di principio nulla quaestio. Mi sembrerebbe una misura in linea con il presupposto della disincentivazione all'uso del contante se non si considerasse la circostanza che le abitudini degli italiani possono cambiare, soprattutto se le abitudini diventano onerose. E questo potrebbe alterare la previsione di gettito per lo Stato.
Sul piano della lotta all'evasione la misura non mi convince. Chi evade sottrae denaro alla tassazione che, dunque, non versa sul proprio conto corrente e che, conseguentemente, non può essere prelevato. Il contante frutto di evasione nella quasi totalità dei casi non è quello che si trova depositato sui conti correnti degli italiani.
E allora cosa si può fare nel breve periodo?
Per assicurare sicuro gettito non vi sono molte possibilità. C'è un percorso obbligato da seguire: un risparmio di spesa improduttiva, la c.d. spendig review di cui tanto si è parlato ma poco si è fatto, e un aumento delle imposte sui grandi patrimoni, oltre naturalmente ad una seria lotta all'evasione fiscale.

Redazione


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