“Il taglio dell’Irpef? Un segnale per il ceto medio”, intervista al professor Angelo Ruggiero esperto di diritto tributario

“Il taglio dell’Irpef? Un segnale per il ceto medio”, intervista al professor Angelo Ruggiero esperto di diritto tributario

Professore, qual è la filosofia che sta dietro al taglio dell'Irpef di cui si discuterà nella prossima manovra?

L'obiettivo dichiarato è quello di alleggerire la pressione fiscale sul ceto medio, ossia su quella fascia di famiglie e lavoratori che spesso sostiene gran parte del carico tributario. L'intento è di riconoscere a questa categoria un beneficio tangibile, intervenendo sui redditi compresi tra i 28.000 e i 50.000 euro, con l'eventuale estensione fino ai 60.000 euro qualora i conti pubblici lo consentano.

In termini pratici, come si tradurrebbe questo intervento?
Si valuta una riduzione dell'aliquota Irpef dal 35% al 33% sulla quota di reddito ricompresa in quello scaglione. È un intervento mirato, non una rivoluzione, ma può incidere in maniera sensibile sul reddito disponibile di milioni di contribuenti.

Quanti sarebbero i potenziali beneficiari?
Secondo le stime, circa 13,6 milioni di contribuenti. Un numero significativo, che conferisce all'intervento un rilievo non solo economico ma anche sociale e politico.

Può farci qualche esempio concreto di risparmio?
Un lavoratore con un reddito lordo di 30.000 euro avrebbe un beneficio contenuto, attorno ai 40 euro l'anno. Con un reddito di 40.000 euro si parla di qualche centinaio di euro, mentre per chi arriva a 50.000 il risparmio stimato potrebbe aggirarsi sui 440 euro annui. Se infine la misura venisse estesa fino a 60.000 euro, il vantaggio potrebbe toccare quota 1.400 euro all'anno.

Quali sono le condizioni per rendere effettivo il taglio?
La sostenibilità dei conti pubblici. Tutto dipende dall'andamento del PIL, dalle entrate fiscali e dalle compatibilità di bilancio. È possibile che, per ragioni di copertura, la misura venga circoscritta fino a 50.000 euro, lasciando fuori la fascia più alta.

Quindi non c'è ancora la certezza definitiva?
Esatto. Siamo davanti a un indirizzo politico che deve tradursi in norma di bilancio. È una promessa di alleggerimento, ma sarà la disponibilità finanziaria a stabilire l'ampiezza effettiva del taglio.

Professore, una battuta finale?
Direi che il ceto medio aspetta da anni un "taglio" che non sia solo quello delle spese familiari: se questa volta si riuscisse a incidere davvero sull'Irpef, potremmo parlare di un passo avanti concreto, più che di un semplice annuncio.

Redazione PrimaPagina

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