Professor Ruggiero, la Francia parla di "dumping fiscale" italiano. È un'accusa fondata?
Si tratta di un'espressione fortemente politica, più che tecnica. "Dumping fiscale" significa che un Paese viene accusato di attrarre ricchezze e contribuenti con regimi agevolativi distorsivi. Ma l'Italia non ha introdotto nulla di diverso da ciò che altri Stati già praticano: penso al regime dei neo-residenti, che prevede una flat tax per chi trasferisce la residenza, o agli incentivi per pensionati e lavoratori qualificati. Sono strumenti legittimi, inseriti nel quadro comunitario.
Quindi accuse prive di basi giuridiche?
Direi che le accuse francesi hanno natura più mediatica che sostanziale. L'Unione europea non ha ancora una vera armonizzazione fiscale: esistono margini ampi di autonomia e l'Italia si muove dentro questi margini. Certo, resta il tema politico di una competizione tra Stati che, in assenza di regole comuni, può alimentare frizioni.
Palazzo Chigi ha risposto con fermezza, è una strategia opportuna?
Sì, perché era necessario rassicurare mercati e partner. Dire che le accuse sono "infondate" serve a difendere la reputazione del Paese e a ribadire che la concorrenza fiscale interna all'Ue non è di per sé illegittima.
E giusto dire che questa polemica si inserisce in un contesto diplomatico già teso?
E' così. Le recenti frasi di Salvini rivolte a Macron sull'Ucraina hanno già inasprito i rapporti bilaterali. Ora la querelle fiscale rischia di sovrapporsi a tensioni geopolitiche, trasformando un confronto tecnico in un braccio di ferro politico.
In prospettiva, quali scenari si aprono?
Si aprono due scenari: o si va nella direzione di una ricomposizione con Roma e Parigi che tornano a dialogare magari sul terreno della tassazione minima globale, oppure pare inevitabile un irrigidimento, con la Francia che spinge per un coordinamento fiscale europeo più stringente e l'Italia che difende la propria autonomia. È un bivio che riguarda l'intera architettura dell'Unione.
Professore, in una battuta: è davvero dumping o no?
No, è concorrenza fiscale legittima. Ma finché non ci sarà un'unione fiscale europea, questo confine continuerà a essere terreno di scontro politico e diplomatico.
Redazione PrimaPagina