CLAUDIO PISAPIA: "Il settore del turismo è strategico ma è stato dimenticato. Chiediamo il fondo perduto e l'uniformità del sistema sanitario per lavorare più tranquilli"

CLAUDIO PISAPIA:

Dottor Pisapia, lei rappresenta FEDERCOMTUR, con migliaia di imprese legate al settore più colpito da questa emergenza economica, il turismo. Secondo lei, il governo ha fatto abbastanza per salvaguardare dalla crisi le aziende italiane?

Ritengo che un settore fortemente strategico come quello del turismo avrebbe dovuto ricevere una maggiore attenzione dal nostro governo. Invece siamo stati dimenticati. Ci hanno fatto riaprire il 4 maggio senza alcuna garanzia. Quei famosi 25.000 euro che dovevano servire da paracadute per le piccole imprese, sono stati erogati a pochissimi imprenditori. Invece di aiutarci hanno creato quelle situazioni a debito che non hanno consentito una ripresa sostenibile per molti. Oggi continuiamo a gran voce a chiedere il fondo perduto. Le promesse sono state tante, le soluzioni concrete poche. Non ci scoraggiamo, andiamo avanti, stiamo realizzando un "Patto" tra imprese e associazioni, una realtà che non avrà l'obiettivo di criticare o creare contrapposizioni, ma dare a tutto il settore una adeguata opportunità per avere un'audience.

Che rapporti avete con le istituzioni? Riuscite a farvi ascoltare e a proporre le vostre idee?

Noi abbiamo continuamente rapporti con il Parlamento. Abbiamo scritto più volte al ministro dell'Economia Gualtieri, voglio pensare che forse è anche un po' merito nostro se è stato deciso lo spostamento delle cartelle al 31 dicembre. Una vittoria di Pirro se andiamo a vedere, perché poi hanno ripescato una norma prevista dal Cura Italia, concedendo due anni di tempo in più al fisco per notificare gli atti in scadenza nel 2020. Questo significa che è stata rimandata la possibilità di fare il saldo e stralcio o il pagamento minimo di una quota per cercare di prendere i soldi subito, evidentemente al governo hanno la cultura del debito.

L'Europa in questo momento che ruolo potrebbe avere nella ripresa della nostra Economia?

Credo che dobbiamo fare in modo di non andare a contrarre alcun debito con l'Europa. Dobbiamo ripartire con le nostre forze ed investire in quei settori che nell'estate appena trascorsa sono andati bene. Parlo di comparti come l'enogastronomia, l'agricoltura, non tutta però, perché molte aziende hanno avuto difficoltà a reperire manodopera per la raccolta della materia prima. Anche quella parte dell'industria che si è riconvertita ha visto una rinascita, avendo avuto l'intuizione di riprogrammare la produzione immettendo sul mercato prodotti per la protezione come: mascherine, camici e prodotti per la sanificazione. Il vero dramma riguarda il turismo nelle città d'arte, come Roma, Venezia, Firenze, ma potremmo dire di tutta l'Italia, visto che siamo il più bel museo a cielo aperto del mondo.

Quali sono le proposte di FEDERCOMTUR per la ripresa?

Sappiamo che da qui a pochi mesi andranno persi un milione di posti di lavoro, ribadiamo la necessità di un fondo per tutti e proponiamo per tutte quelle aziende che saranno costrette a chiudere, la possibilità di farlo in serenità, chiedendo che si considerino le reali dichiarazione dei redditi. Altra proposta che facciamo riguarda l'aspetto sanitario: chiediamo uniformità di sicurezza sanitaria di tutto il territorio italiano. Chiediamo adeguate disponibilità di posti letto ovunque, dal nord alla Sicilia, attraverso il rafforzamento della medicina territoriale, un diritto alla salute che deve garantire il governo in quanto sancito dalla Costituzione. Questa emergenza ha fatto venire a galla le falle del servizio sanitario del nostro Paese, noi vediamo tutto questo con gli occhi e la lungimiranza degli imprenditori. Se il governo ci da la possibilità di fare i test, i tamponi per tutti i collaboratori e i lavoratori delle imprese, tutti lavoriamo più tranquilli.

Nella manovra finanziaria sono previsti altri 40 miliardi di debito, solo 4 per la sanità, sono sufficienti?

Assolutamente NO. La sanità deve essere considerata un settore strategico, equiparabile alle attività produttive perché se distruggi la sanità non hai la possibilità di poter far vivere il Paese. Le risorse dobbiamo trovarle a casa nostra e il debito deve essere fatto ripagare in Italia, invece di andarci ad indebitare con l'Europa. E' una proposta che non ha un colore politico, ma che io faccio da sempre. Credo sia un errore prendere il Mes, perché implica l'obbligo di avere progetti calmierabili chiusi in 24 mesi, cosa molto difficile per noi, visto che per fare un ospedale ci mettiamo 20 anni. Inoltre non ci raccontiamo la favola che se dovessero arrivare i 36 miliardi del Mes domani mattina ci saranno le assunzioni o di colpo partono le ristrutturazioni di tutti gli ospedali. Stessa cosa per il Recovery Fund che implica condizioni capestro ed una progettualità che non siamo in grado di mettere in campo nei tempi e nelle condizioni che ci vengono richieste.

Qual è la soluzione a portata di mano per uscire dalla crisi?

Siamo una Nazione sull'orlo del baratro, ma abbiamo anche un cuore grande e son sicuro che gli italiani sarebbero disposti ad acquistare un debito del proprio Paese per rinascere. Se emettessimo 30 o 40 miliardi di BOT, ho fiducia che il popolo italiano che ha una grande coscienza, li acquisterebbe per salvare il proprio Paese. Gli imprenditori italiani che stanno andando bene, faranno una petizione per proporre di acquistare il nostro debito, è l'unica modo per uscire da questa crisi.

Elisa Saltarelli


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